DAL 1938 AD OGGI,
LA STORIA DI UN SUCCESSO IMPRENDITORIALE

Alle 6 e 30 del 24 dicembre, Renato Manzini ed Eleonora Carboni si unirono in matrimonio perché nel 1938 era impensabile condurre un’attività imprenditoriale insieme, senza essere uniti davanti a Dio e davanti agli uomini. Alle 7 e 30 si alzava la serranda e tutto doveva andare bene perché i risparmi della famiglia erano stati investiti in quella piccola bottega con annessa la locanda. E così fu.

Anni passati dentro quelle quattro mura, dal lunedì alla domenica, dalla mattina alla notte, curando ogni dettaglio, pretendendo da se stessi, prima che dagli altri, un impegno ed una dedizione totali. Anche durante la guerra, quando Renato stette lontano per anni, Nora continuò a mandare avanti la baracca, tenendo testa a tutti, fossero paesani o ufficiali tedeschi, creandosi una corazza che non l’abbandonò più.
Nacquero 3 figli da quel matrimonio, tutti maschi, Giorgio, Giuseppe e il più piccolo, Alberto.

I Manzini stavano meglio di altri, è vero, ma nessuno regalò loro nulla. Ogni successo fu conquistato con la dedizione e l’intraprendenza imprenditoriale, che fece sì che per acquistare la prima affettatrice Berkel, Renato firmasse un pacco di cambiali alto dieci centimetri. Ma Lui era certo di quell’investimento, così come fu certo di aver fatto la cosa giusta quando fece il suo primo mutuo con la banca agricola commerciale, per costruire la palazzina dove vivere con la famiglia e trasferire il “suo quarto figlio”, il negozio.

Erano gli anni 70 e quando la gente vide quell’”ipermercato di 150 metri”, sgomitava e faceva risolini, dicendosi che dovevano essere matti a fare un negozio così grande. E poi, come si faceva a riempire tutti quegli scaffali? Anche in quel caso però, all’inaugurazione, Renato al fianco del direttore della banca che era venuto a vedere se il suo prestito era stato ben concesso, vide che per l’ennesima volta l’intraprendenza era ben ripagata, perché nel giro di dieci minuti non c’era più un carrello disponibile.
I figli nel frattempo erano cresciuti e i due maggiori avevano deciso per la carriera medica. Alberto, il più piccolo, invece, più per obbligo morale che per vera convinzione, scelse di studiare ragioneria, perché qualcuno doveva pur prendere le redini del negozio.

Tutta la famiglia lavorò strenuamente per anni, per superare i momenti difficili dello strapotere delle cooperative e dell’arrivo della grande distribuzione, stringendo i denti, puntando sulla qualità ed aiutando con i “libretti” le famiglie che ne avevano bisogno. Alla fine degli anni novanta, lo storico negozio era ancora lì, ristrutturato ed allargato per sopravvivere alla concorrenza. Nora e Renato avevano lasciato definitivamente il maneggio ad Alberto, che con gli anni aveva imparato ad amare quel lavoro che gli era stato imposto. Non era difficile, però, scorgere la figura ricurva di Renato, con il suo cappello, la camicia, la giacca ed il bastone, elegante e spiritoso di fianco alla cassa, per controllare che tutto andasse bene e nessuno uscisse dal negozio senza aver pagato la merce.

Poi arrivò Donatella a scombussolare le carte. Inizialmente, frequentava il negozio solo nel tempo libero. Aveva avuto un’esperienza imprenditoriale, ma fino ad allora la sua professione principale era stata quella di infermiera. Pian piano si appassionò al commercio e decise che il suo futuro era lì, con Alberto e il negozio. Capitò l’occasione di rilevare la gestione di un altro punto vendita, che Alberto qualche anno prima da solo aveva rifiutato, però ora erano in due e si poteva tentare. Arrivò in breve tempo il terzo e poi il quarto e non si fermarono più.
La squadra era affiatata e si divisero le competenze. Alberto nei negozi a curare gli acquisti, Donatella invece ad inserire elementi di management, formalizzare le buone prassi, gestire il personale e l’amministrazione . Decisero di tentare un nuovo salto, rilevando gestioni nella Provincia di Piacenza, con nuove difficoltà date dalla lontananza da casa e dalla diversità del mercato di riferimento.

Nel frattempo nuove energie dalla famiglia si avvicinavano all’attività dei Manzini, caratterizzando con una gestione familiare ed il rispetto delle persone, un’attività che ormai aveva assunto numeri da media impresa ed inserendo nei punti vendita anche la terza generazione: Giulia, figlia di Alberto e Giorgia, figlia di Donatella. Dopo gli studi entrambe decisero di unirsi all’azienda fondata da Renato ed Eleonora, e tutt’oggi si dividono compiti e responsabilità insieme ai genitori per portare avanti questa impresa pluridecennale. Dal 2017 si è aggiunto anche Luca, fratello di Donatella, portando a cinque i soci attivi della Manzini e Co.

 Non è stato tutto facile come sembra e a volte ci sono state delle difficoltà insormontabili, ma l’aumento della dimensione dell’azienda non ha fatto disperdere il ricordo di quella vigilia di Natale di ottant’anni fa, quando Renato Manzini ed Eleonora Carboni decisero di migliorare le loro vite con il lavoro, la famiglia ed il rispetto delle regole.

Emilia Romagna, terra dei sapori